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AMP - Forum -> Uniforme del 1690 del Rgt "Nizza Cavalleria" (1°)
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| Viewing: Uniforme del 1690 del Rgt "Nizza Cavalleria" (1°), Tratto dal libro"i 300 anni del Rgt |
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Fulvio
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Tratto dal libro"i trecento anni di storia del Reggimento Nizza Cavalleria"(1°), un lavoro del nostro socio Massimo.
1690
LA PRIMA UNIFORME

Sul finire del XVII secolo correvano brutti tempi per il Piemonte: il Duca Vittorio Amedeo II aveva osato ribellarsi alle eccessive e continue imposizioni di Luigi XIV, che lo considerava suo vassallo. Contro di lui il Re di Francia inviò allora in Italia un esercito, al comando del maresciallo Catinat. Il conte Antonio Bonifacio Solaro di Macello, gentiluomo di corte, desideroso di rendersi utile al suo Duca nel pericolo, presentò, secondo l'uso del tempo, un memoriale a domande e risposte perché gli fosse concesso di poter «levare», ossia costituire, un reggimento di Dragoni. Vittorio Amedeo II, annotando le varie richieste, dette il suo assenso. In calce al documento è apposta la data del 4 luglio 1690. Il reggimento ebbe nome «Dragons de Piémont» e fu chiamato anche «Dragoni di Masel», dal casato del fondatore; molto noto è anche il soprannome di «Dragons Jaunes» dal colore distintivo dei giustacorpi, per quanto non se ne trovi menzione nei documenti ufficiali. Fin dall'inizio, ebbe come stemma quello della città di Susa , che conservò fino al 1920. L'originale dell'atto di capitolazione è fortunatamente giunto fino a noi ed attualmente è custodito presso l'Archivio di Stato di Torino; e per nulla togliere alla gustosa prosa seicentesca, riportiamo integralmente quanto si riferisce all'uniforme dei dragoni, al loro equipaggiamento ed alla bardatura: «un chiable (sciabola), un giustacorpo caduno di panno gialdo con le mostre di panno negro, un mantello di panno rosso, calze di cordiliato e calzetti simili di mezza rattina, a disposizione del Coll° (Colonnello) d° (detto) giustacorpo guarnito di Bottoni di Cuivre, Capello bordato anche il bonetto a disposiz.ne del Coli. Scarpe, bottine alla Dragona guarnite con Sproni, e tutto il necessario, un para guanti, Cravatta, Centurone di Buffalo bordato di Corame a disposizione comes.A (come sovra) con le Cartoccie e porta fucile di larghezza cinque dita anche di Buffalo, Poire di capacità da mezza livra in una.Per il Cavallo una se la con Oussa di groppa ben condizionata a disposizione come sovra; brida, testiera, forgie, et altri arnesi usati da Dragoni». L'interessante documento termina prescrivendo, che «II Collo... compirà quanto sa (quanto sovra) fra mesi tre prossimi, e più presto se si potrà tutti ben aggiustati, coperti et arnescati, e montati sopra Cavalli di pome quatordeci circa ben quadrate da anni, in senza difetti». Ma già alla fine di luglio, nella città di Asti scelta come luogo di riunione (rendez-vous), il Reggimento si presentava alla prima ispezione forte di 294 componenti (1) al comando dello stesso conte Solaro di Macello. Come si rileva dal documento, la descrizione è molto sommaria e, non essendo accompagnata da alcun figurino o schizzo, non è sufficiente a darci un'idea concreta di come fosse, con esattezza, l'uniforme. Tenteremo ora di diminuire i dubbi che sorgono nella nostra mente, esaminando particola-reggiatamente i vari capi di corredo, l'armamento e l'equipaggiamento, con cui i «Dragon Jau-nes», avuto il loro glorioso battesimo di fuoco ad Avigliana, nei primi mesi del 1691 e cioè poco dopo la loro costituzione, presero parte, e sempre con onore, a numerosi altri combattimenti, tra i quali la Battaglia di Torino (7 settembre 1706).
COPRICAPO I dragoni di Piemonte ebbero due tipi di copricapo: il cappello ed il bonetto.
Cappello
Nella seconda metà del '600, era di feltro nero a larghe falde, con cupola tronco conica, senza sottogola. Le falde, rialzate dapprima in più punti in modo ineguale, dettero progressivamente luogo ad un tricorno a punte molto arrotondate, sempre con cupola schiacciata, che fu quello distribuito ai dragoni. L'orlo era ornato di un gallone, di cui il colonnello comandante ebbe la facoltà di scegliere il colore; secondo il Brancaccio (2), il cappello fu bordato d'argento non solo per i dragoni di Piemonte ma per tutta la cavalleria. In proposito, qualora tale notizia non sia stata desunta da documenti sfuggiti alle nostre ricerche, ci sia lecito nutrire qualche dubbio: infatti, il colore di tale gallone concordava generalmente con quello dei bottoni; e poiché quelli dei Dragoni di Piemonte erano di cuivre (3) e quindi gialli, si ha motivo di ritenene che il bordo fosse d'oro, anziché d'argento. A favore di questa tesi starebbe anche la descrizione delle uniformi in uso negli ultimi anni di regno di Vittorio Amedeo II, riportate in un manoscritto delle Biblioteca Reale di Torino (4) cui il Brancaccio accenna nell'introduzione alla sua opera L'ESERCITO DEL VECCHIO PIEMONTE, attribuendogli la data del 1746. Il figurino riguardante i dragoni di Piemonte è fronteggiato, a sinistra del lettore, da una descrizione scritta a penna da cui si rileva che il bordo era giallo. Concordiamo su questo punto poiché ci sembra che tale documento costituisca, nel complesso, fonte abbastanza attendibile nonostante la mancanza di una norma metodica nelle descrizioni e varie inesattezze (ad es.: la foggia delle uniformi disegnate è quella dei tempi di Carlo Emanuele III, e cioè di un periodo posteriore a quello indicato nel cartiglio; l'anno di fondazione del reggimento è 1690, e non 1691, come appare scritto, ecc.). La cupola prese poi, un po' per volta la forma di calotta sferica, come nell'odierno cappello dei Carabinieri, e fu rinforzata internamente da una crociera di metallo a protezione del capo. Non c'era ancora la coccarda; ma è probabile che, o per fermare un lembo rialzato del cappello o per motivi decorativi, sul bordo gallonato, all'altezza dell'occhio sinistro, venisse applicato un bottone o un fiocchetto di nastri (ruban), da cui ebbe origine la coccarda. Per gli ufficiali il cappello aveva una bordatura più ricca, con gallone marginalmente ondulato anziché lineare, ed era anche ornato di piume di cigno o di struzzo .


Sonetto
Era un berrettone di panno, di forma conica, con la punta ricadente su un lato e con un risvolto intorno alla base, in corrispondenza della fronte . Del colore non si trova menzione, essendo la scelta di esso «a disposizione del colonnello»; tuttavia è possibile che fosse tutto di un colore (rosso?) o col risvolto inferiore colorato diversamente. Mentre il cappello era forse riservato alla libera uscita, alle riviste e alle parate, del bonetto si faceva uso più frequente, soprattutto nell'impiego, dovendo i dragoni combattere spesso appiedati; in tal caso, infatti, essi non potevano più, come a cavallo, sospendere alla rangona il fucile di cui erano armati, che essendo abbastanza lungo, avrebbe strisciato per terra, ma dovevano metterselo ad armacollo. Gli ufficiali dei dragoni avevano il bonetto; ma, talvolta, nelle incisioni li vediamo rappresentanti col tricorno, anche quando la truppa usa l'altro copricapo.
Baffi, Barba e Capigliature
Baffi - Fin dal 1675 circa erano scomparsi, salvo rare eccezioni; al massimo, qualcuno li portava, ma ridotti a un tratto fino, supcon, a forma di virgola . Barba - Volti glabri, e quindi assenza completa di peluria dalle guance. Forse l'onor del mento sarà stato salvo per via di qualche sporadica «mosca» alla d'Artagnan. Capelli - Per la truppa era in voga la zazzera, ossia particolare foggia di portare i capelli lunghi, sul davanti, sino a metà fronte e posteriormente fin quasi alle spalle. Gli ufficiali, e soprattutto quelli di rango più elevato ed i condottieri, sfoggiavano imponenti parrucche, ricche di onde e di riccioli; tipica quella del Principe Eugenio di Savoia Giustacorpo
Era una specie di giubba lunga sin quasi al ginocchio, o tre quarti, di colore giallo, che modellava il tronco fino alla vita, da cui ricadeva un po' scampanato, a forma di gonnellino; era confezionato con panno di buona qualità. Le maniche terminavano poco oltre la metà dell'avambraccio con grossi paramani di panno nero (5), rovesciabili, che normalmente erano rialzati e fermati da più bottoni (almeno tre). Al polso arrivava invece la camicia bianca che, per gli ufficiali, aveva un orlo ricamato. Una lunga fila di bottoni (dalle illustrazioni contemporanee si deduce che il loro numero variasse da 16 a 20) era posta centralmente sul davanti. Tutti i bottoni erano di cuivre e cioè rame, termine però, che come si è detto prima, poteva significare ottone (6). Il giustacorpo veniva portato abbottonato sino alla vita, e non oltre, ad evitare impedimento al cavalcare. Per lo stesso motivo la cucitura longitudinale posteriore, che partiva dal collo, terminava alla vita, donde proseguiva con una spaccatura. 11 colletto non esisteva o, secondo Lienhart e R. Humbert, non era alto più di un pollice. Due grandi tasche, senza patta e con più bottoni di chiusura (almeno tre), erano applicate sul davanti, all'altezza delle anche; servivano al dragone per riporvi almeno oggetti personali perché nelle varie illustrazioni (v. ad esempio la fig. 1) appaiono rigonfie. In corrispondenza delle varie cuciture, il giustacorpo degli ufficiali aveva applicazioni di gallone ricamato o ricami, tanto più ricchi quanto più elevato era il loro rango (v. fig. 11). In conclusione possiamo dire che il giustacorpo dei Dragoni di Piemonte fosse di panno giallo, con tasche senza aletta a tre bottoni. Abbottonatura centrale con una fila di venti bottoni circa. Ampi paramani di panno nero, con tre bottoni. Fodera di colore non precisato.
Veste Non è elencata tra i capi di corredo nell'atto di capitolazione. Non risulta neppure che fosse in distribuzione con la prima uniforme, né ai Dragoni di Piemonte né alle altre truppe a cavallo.
Cravatta Consisteva in un pezzo di tela bianca che, dopo un doppio giro al collo, veniva generalmente annodato sul davanti e ricadeva con i due lembi sul petto, al di fuori del giustacorpo (figg. 2 e 7). Per gli ufficiali era di tessuto più fine, sicuramente di seta o di batista, con lembi ricamati.
Camicia Bianca, di tela, per la truppa; di tessuto più fine per gli ufficiali. Le maniche, di normale ampiezza, erano più strette al polso, ove venivano abbottonate o allacciate; per gli ufficiali terminavano con un volant (gala) a ricami.
Guanti Alla moschettiera, di pelle, color cuoio naturale, con spacco (o apertura a mantice) laterale verso l'esterno. Si usavano sempre a cavallo (7).
«Calze» (calzoni) Così venivano chiamati i calzoni corti fin sotto il ginocchio. Non erano eccessivamente ampi, per evitare il formarsi di pieghe, fastidiose per chi va a a cavallo; né, d'altra parte, erano troppo aderenti perché avrebbero ostacolato la libertà di movimento alla gamba, in sella. Per poterli indossare con facilità, dal ginocchio in giù avevano uno spacco laterale esterno, per ogni gamba, che veniva chiuso solitamente con più bottoni. Gli ufficiali avevano un gallone applicato lungo le cuciture laterali esterne (fig. 11). Il colore non è precisato, essendone stata riservata la scelta al colonnello, ma si presume che fosse rosso.
Calzette Erano calze alte di mezza rattina, che è un tipo di lana grossolana. Erano forse di colore bianco e sopravanzano di poco l'orlo superiore delle bottine.
Botti ne I dragoni dovevano operare a cavallo e a piedi. Perciò gli stivaloni con ampie ginocchiere, propri della cavalleria, sarebbero stati solo d'impaccio. D'altro canto, a cavallo, bisognava pur proteggere le gambe con calzature più efficaci delle alte ghette usate dai fanti. Ecco quindi le «bottine» che sono una via di mezzo tra gli stivali e le ghette e cioè alti gambali di cuoio, tinti di nero, più aderenti degli stivali alla gamba, che superiormente si allargavano formando piccole ginocchiere. Le bottine erano aperte lateralmente lungo il lato esterno, ed avevano numerose fibbie di ottone (si parla di 12; comunque erano almeno 8-10) per la chiusura; inferiormente ricoprivano parte della scarpa.
Scarpe Del tipo in distribuzione alla fanteria; di cuoio, basse a punta quadra, con tacco alto, ma non quanto quello dei cavalieri. Particolarità curiosa: entrambe le scarpe erano uguali e potevano essere calzate indifferentemente a sinistra ed a destra, almeno quando erano nuove, poiché con l'uso si deformavano adattandosi al piede. Infatti solo dai tempi di Luigi XV si cominciò a sagomarle per ogni piede
Mantello La foggia del mantello era di tipo francese dell'epoca, al quale sicuramente era simile quello in distribuzione alle truppe di cavalleria del Duca di Savoia e, di conseguenza, ai Dragoni di Piemonte. All'interno era foderato, ma limitatamente alla parte anteriore.
Distintivi di grado Ancora non erano state emanate, o non son giunte fino a noi, disposizioni su galloni e distintivi per i vari gradi. E noto, però, che gli ufficiali vestissero in modo più elegante e facessero confezionare i loro abiti con tessuti di migliore qualità. Il «fuori ordinanza» in quei tempi, doveva costituire la regola, anziché un'eccezione e il gusto barocco per la sovrabbondanza ornamentale faceva distinguere il grado militare o il rango di nobiltà a mezzo di ricami ricchi ed appariscenti
BUFFETTERIE Cinturone Dal 1684, in Francia (8), la vecchia bandoliera con i cilindretti di legno per le cariche era stata sostituita con un cinturone, per snellire l'equipaggiamento del soldato a cavallo (figg. 2 e 7a). Il cinturone portava una gibernetta (gibercière) contenente circa 12 cariche per pistola e fucile; le cariche erano composte in modo tale, per quantità di polvere e tipo di palla, da essere adatte ai bersagli, cui erano destinate. Erano avvolte in cartocci di carta a forma cilindrica, come una rudimentale cartuccia, il cui diametro corrispondeva al calibro della pistola e del fucile. Al momento del bisogno, era sufficiente strappare coi denti un'estremità del cilindretto di carta e versarne il contenuto nella canna dell'arma; per far ciò si aveva l'accortezza di lasciar cadere prima la polvere comprimendo un po', esternamente, il cartoccio in corrispondenza della palla. Con ogni probabilità, il «centurone di buffalo», con bordo di colore (non precisato), a scelta del colonnello e con «cartoccie», fu, se non proprio uguale, certamente molto simile a quello francese; ovviamente, se i Dragons Jaunes non ebbero la pistola, le cariche furono solo per il fucile. Al cinturone era sospeso, sul fianco sinistro del dragone, il reggisciabola, di cuoio anch'esso, a forma di «V», i cui lembi inferiori, tagliati obliquamente, erano ripiegati e cuciti, formando una guaina, in cui s'introduceva la sciabola (figg. 7a e 11).
Portafucile o «rangona» Era una banda di pelle di bufalo, color cuoio naturale, «larga 5 dita», con grossa fibbia ovale o rettangolare a bordi arrotondati, portata ad armacollo dalla spalla sinistra al fianco destro, che, secondo il Lehinart e Humbert, veniva assicurata fin d'allora,per i dragoni francesi, sulla spalla sinistra a mezzo di una spallina dello stesso panno e colore del giustacorpo. L'estremità terminava con una campanella alla quale era applicato un moschettone, o gancio a molla, che serviva a reggere il fucile. La punta del gancio veniva introdotta in un anelloche scorreva lungo una sbarretta di ferro, fé cui estremità, ripiegate ad angolo retto, erano solidamente infisse o avviate nella cassa di legno del fucile (fig. 7 d), dal lato sinistro affinchè l'arma fosse sempre a portata di mano e non desse fastidio al cavallo. Fornimento Consisteva in una fiaschetta per polverino d'innesco (fig. 7), di lamierino o di cuoio, rivestita di panno, avente forma di pera (donde il nome francese «poire a poudre») o anche trapezoidale. Il fornimento a mezzo di un cordone, veniva portato a tracolla sul fianco destro. Conteneva mezza libbra di polvere (1 libbra è pari a gr. 368,88).
ARMAMENTO Fucile Consisteva in un archibugio a martellino, invece che a ruota, con cui erano stati armati anche i reggimenti di dragoni costituiti fino allora. La loro efficacia ne aveva fatto accelerare la fabbricazione e aumentare la diffusione fra le truppe piemontesi. Di tale tipo furono certamente i fucili dati nel 1690 ai Dragoni di Piemonte. Data l'imprecisione dei compilatori degli editti del Duca, il fucile, in altri documenti, viene anche chiamato archibugio o moschettone (9); né è a dire che il moschettone fosse l'arma riservata alla Cavalleria ed il fucile ai Dragoni; v'è più d'un esempio di tale confusione di termini negli editti dell'epoca. Comunque, l'arma era un po' più corta del lungo moschetto di fanteria.
Baionetta Nel memoriale a domande e risposte presentato al Duca Vittorio Amedeo II per la levata del Reggimento Dragoni di Piemonte, il Conte Antonio Bonifacio Solaro di Macello chiede, fra l'altro: «... 3° - Che V.A.R. sia servita far fornire il fucile e baionetta solamente, per quanto alle altre armi e equipaggi, e tutto il rimanente e solito per Dragone sarà provvisto da Capitani». La baionetta era quella del tipo più antico, cuspidata e a lama corta, con manico di legno, che s'introduceva nella canna del fucile trasformandolo così in una corta picca (fig. 7, b e e). Ideata poi la baionetta a ghiera, questa venne distribuita a tutte le truppe nel 1702 (Bran-caccio pag. 194). Questo tipo di baionetta, anche se applicata al fucile, consentiva di poter egualmente far fuoco.
Pistola Non se ne fa menzione nell'atto di capitolazione né per i Dragoni di Piemonte, né per gli altri Reggimenti di dragoni costituiti in precedenza. Non può trattarsi di dimenticanza, perché, nel caso ne fosse stata prevista la distribuzione doveva essere compresa nell'elenco delle armi affinchè il Duca (e cioè lo Stato) cui toccava provvederle potesse emanare le necessarie disposizioni amministrative all'Ufficio Generale del Soldo, in analogia a quanto veniva fatto per le pistole della cavalleria e delle Guardie. Sembra quindi di poter affermare che, almeno in un primo tempo, i dragoni, compresi quelli dì Piemonte, non l'ebbero; e poiché in documenti successivi si accenna a pistole da fornire a reggimenti di dragoni, possiamo desumere che essa venisse distribuita solo negli ultimi anni del secolo e limitatamente a una per dragone. A favore di tale ipotesi si riporta l'elencazione delle armi di cui i dragoni del granducato di Toscana erano dotati nel 1708: «per arme i Dragoni hanno un Archibuso, una Spada, una Baionetta, ed al più una Pistola all'arcione sinistro della Sella; il luogo dell'altro serve per attaccar la Zappa, Accetta, Vanga, ed altri strumenti per lavorar la terra».
Sciabola A giudicare dalle stampe dell'epoca (fig. 11), era a lama dritta. L'elsa per gli Ufficiali era assai varia, provvedendovi ciascuno a proprie spese. Il modello più frequentemente riprodotto per la truppa è quello delle figg. 1, 7a e 9.

Rimonta Con la costituzione dei reggimenti d'ordinanza nel 1683 lo Stato fornì i cavalli di cui invece, in precedenza, gli stessi soldati dovevano essere provvisti o a spese loro, o a quelle dei comuni, o dei capitani. Per poter costituire il fondo per le rimonte, veniva effettuata una ritenuta sulla paga del soldato, normalmente di 3 soldi. I cavalli erano marcati; all'atto dell'acquisto dovevano essere tra i 5 e 7 anni di età, altri 15 paumes (10) per la cavalleria e 14 per i Dragoni.
BARDATURA Non vi sono descrizioni precise o figurini autentici ma, da quanto si può desumere da stampe o quadri dell'epoca, sembra che fosse così composta:
Sella Arcione di legno, con imbottitura e rivestimento di pelle; cuscinetto anteriore imbottito e rialzo posteriore, dietro il quale a mezzo di cinghie, veniva applicata la bisaccia con il corredo del dragone; sopra, il mantello arrotolato e tenuto a sito, anch'esso, a mezzo di cinghie (fig. 6).
Gualdrappa Si suppone che fosse di panno rosso, bordata con gallone di tipo e colore imprecisati. Non si ha notizia di alcun modello o disegno usato per la bordatura, ne è noto se portasse, negli angoli, le iniziali del Duca. Quella degli ufficiali era più ricca, generalmente di velluto e molto decorata con ricami, frange e fiocchi, a seconda del rango e del grado di ciascuno (fig. 11).
Cappelletti Coprivano la fondina di cuoio delle pistole, e non solo a scopo decorativo ma anche funzionale, perché servivano a proteggere Tarma dalla polvere e dalle intemperie. Erano certamente dello stesso panno e co/ore de//a gualdrappa.
Finimenti Capezzina con fibbie rettangolari di ottone, e redini semplici. Pettorale senza forchetta, sottocoda. Imboccatura costituita di due ferri sagomati a «S», uniti superiormente dal cannone e, in-feriormente, da una sbarretta metallica o da una catenella.
Attrezzi da zappatore Suare, paia o piccone sul lato destro dell'ardore, fosse stata una sola per dragone.
Acconciature I cavalli, specie per riviste e parate, venivano presentati con criniere e code ben pettinate e con i crini riuniti in treccioline, adorne spesso di fiocchi e nastri.
Vessilli e stemmi Del secolo XVII nessuna bandiera reggimentale dell'esercito piemontese ci è pervenuta; né esistono di esse raffigurazioni in documenti o manoscritti contemporanei. Con le riforme degli ordinamenti militari attuate da Vittorio Amedeo II specialmente dopo la pace del 1713, si regolarono tra l'altro il modello e l'impiego delle bandiere dei reggimenti di fanteria. Secondo il Brancaccio, però, «gli stendardi di cavalleria, le cornette dei dragoni non furono tocchi da queste modifiche; ebbero drappi con l'impresa e con lo stemma particolare al corpo» (11). Quanto allo stemma, quello dei Dragoni di Piemonte, già descritto in precedenza (fig. 4), ci è noto attraverso un prezioso documento dell'epoca, che trovasi oggi presso la Biblioteca Reale: «... in Torino esiste una raccolta di ordinanze militari colà stampata nel 1692 in 8°, per il Valletta, dalla quale risulta l'attribuzione di uno stemma distintivo a ciascuno dei Reggimenti allora al soldo Ducale» (12). Per il vessillo, invece, non si sa se il reggimento all'atto della sua costituzione ne abbia avuto di modello diverso da quello effigiato nel 1745, che è il più antico che si conosca e che riportiamo in seguito. Comunque, esso fu sempre una cornetta, ossia un drappo damascato, probabilmente di color rosso carminio come lo furono i successivi vessilli per la cavalleria ed i dragoni, ricamato e, in qualche tratto, dipinto; aveva forma rettangolare, simile ad uno stendardo quadrato, prolungantesi in due code o cornette (donde il nome) sul lato flottante ed era infilato su un'asta a forma di lancia da torneo verniciata di rosso. Le due facce della cornetta, diritto e rovescio, erano cucite assieme con, in mezzo, una tela o canovaccio di rinforzo. In un reggimento di dragoni ve n'era una in ogni squadrone, che comprendeva due compagnie. Può darsi che lo stemma venisse dipinto anche sulla cassa dei tamburi; ma, è più facile che, al suo posto, venisse riportato l'emblema araldico del colonnello proprietario del reggimento, e cioè della famiglia Solaro di Macello.
NOTE
(1) Stato della forza del Reggimento Dragoni di Piemonte quale si trovava alla prima mostra passata dall'Ufficio del Soldo il 28 luglio 1690 in Asti. Colonnello ............................................1 Luogotenente Colonnello .....................1 Sergente Maggiore o Maggiore ............1 Aiutante Maggiore ................................1 Chirurgo ................................................1 Cappellano ............................................1 Capitani ................................................ 6 Capitano Tenente ................................. 1 Luogotenenti ........................................ 6 Cornette ................................................ 8 Marescialli di Logis .............................. 7 Tamburi ................................................ 8 Brigadieri .............................................. 9 Soldati ................................................ 243 Totale 294 (Archivio di Stato, Sezione IV. Ordini generali e Bilanci militari).
(2) Nicola Brancaccio - L'ESERCITO DEL VECCHIO PIEMONTE - Gli ordinamenti - parte I - Dal 1560 al 1814 Tabella riassuntiva di pag. 201).
(3) Cuivre - letteralmente rame, ma con tale termine veniva certamente chiamato l'ottone.
(4) Dimostrazione delle Vecchie Uniformi delle Truppe tanto di infanteria quanto della Cavalleria stabilite né scorsi atìiii al Servizio di Sua Reale Maestà di Vittorio Amedeo il Re della Sardegna di Cipro di Gerusalemme eie. (Biblioteca Reale MS. Mil.48). . (5) Come rilevasi da atti riferentisi alla costituzione di altri reggimenti, solo le mostre (e non altri particolari dell'uniforme) erano del colore distintivo del reggimento. E che i colori fossero quelli precisati nella risposta di Vittorio Amedeo II al memoriale del Conte di Macello, ci viene confermato da un documento del 1747 (Archivio di Stato di Torino H-VIII-53), in cui, parlando dei Dragoni di Piemonte, si dice fra l'altro: «questo Reggimento era vestito alla sua creazione di giallo e paramani neri...».
(6) v. nota 3.
(7) «Non si deve montare a Cavallo senza Guanti...» avverte il de Rougeterre (Op. cit. pag. 12).
(8) Les Travau.x de Mars, pag. 94. «Depuis quelques jours on a eu ordre de donner aux Cavaliers des Ceinturons au lieu de Baudriers, dans la pensée que les Ceinturons les embarasseront bien moins que les Baudries». 365
(9) Moschettone è solo una cattiva traduzione di mousqueton la cui desinenza on, nella lingua francese, costituisce un diminutivo e non, come da noi, un accrescitivo.
(10) Paume, o poma, misura data dall'altezza del pugno chiuso, e corrispondente a mm. 81. Si usava soltanto per i cavalli (Brancaccio, Op. cit., pag. 229).
(11) Brancaccio, Op. cit. pag. 186.
(12) Gerbaix de Sonnaz, Bandiere Stendardi Vessilli di Casa Savoia dai Conti di Moriana ai Re d'Italia (1200-1861). Torino F. Casanova e C. Editori - 1911 - pag. 50. 371
a questo link è possibile scaricare il documento in modalità testo uniforme
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Il vino è nemico dell'uomo: chi fugge davanti al nemico è un codardo
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